Il mio maestro non è una femmina
Il nostro film preferito del momento, in attesa di sapere se la ricerca di Dio in 3D di Ridley Scott valga la spesa del biglietto più dei contorcimenti coscienziali alla moda, è “Monsieur Lazhar”. In una scena, gli unici tre uomini adulti in servizio nella scuola di Montreal in cui si svolge la vicenda (il supplente algerino, il prof. di ginnastica e l’addetto ai cessi), si confessano che “qui comandano le donne”, lasciando sospeso nell’aria, con una sorta di sacro timore, il giudizio indicibile: forse è per questo che la scuola non va poi tanto bene.
20 AGO 20

Il nostro film preferito del momento, in attesa di sapere se la ricerca di Dio in 3D di Ridley Scott valga la spesa del biglietto più dei contorcimenti coscienziali alla moda, è “Monsieur Lazhar”. In una scena, gli unici tre uomini adulti in servizio nella scuola di Montreal in cui si svolge la vicenda (il supplente algerino, il prof. di ginnastica e l’addetto ai cessi), si confessano che “qui comandano le donne”, lasciando sospeso nell’aria, con una sorta di sacro timore, il giudizio indicibile: forse è per questo che la scuola non va poi tanto bene. Un piccolo tabù infranto, nell’epoca delle quote rosa obbligatorie e dell’omaggio universalmente reso alla superiorità femminile in tanti campi. Un’intuizione non banale, perché coglie uno squilibrio statistico diffuso in molti paesi occidentali e noto da tempo agli specialisti, ma ha il coraggio di sottoporlo a una verifica di qualità: l’eccessiva femminizzazione può non essere un bene per un equilibrato rapporto educativo, che non è solo trasmissione di saperi, ma anche di modelli, di modi di rapportarsi alla realtà e agli altri. E un adulto maschio, quando entra in rapporto con un giovane, non è uguale a un’adulta femmina. Con buona pace dei teorizzatori dell’indifferenza di genere.
Una significativa conferma dell’intuizione del nostro Monsieur Lazhar viene ora dallo Spiegel, che ci informa di come in Germania si siano attivate politiche pubbliche (con tanto di incentivi economici: 13 milioni di euro solo per asili nido e scuole materne) per reclutare insegnanti maschi. Il progetto è di arrivare entro pochi anni a un 20 per cento di presenza di uomini tra i banchi. Evidentemente non si tratta di una politica meramente perequativa o occupazionale (che del resto in Germania avrebbe poco senso). Lo scopo è proprio quello di bilanciare l’impostazione del rapporto educativo, facendolo somigliare di più al mondo reale (“là fuori non c’è solo un sesso”) e di recuperare, senza stupidi pregiudizi politicamente corretti, un poco di quella qualità mascolina dell’educazione che proprio male non ha mai fatto. Una campagna promozionale organizzata dal comune di Stoccarda aveva uno slogan azzeccato ed esplicito: “Ragazzi tosti per bambini tosti”.